#WhereIsMyName: la campagna delle donne afghane per l’identità

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#WhereIsMyName: una cosa scontata, ce l’abbiamo tutti, il nome. Il nostro nome fa parte della nostra identità.

Leggendo diversi libri sulla condizione della donna medio orientale, so che in molti Paesi, troppi, le donne sono ancora l’ultima ruota del carro. Ieri guardavo un video su fb in cui si parlava per l’appunto delle donne afghane, il loro nome non viene mai pronunciato. Sono una vergogna, bisogna nasconderle, non parlarne e privarle dell’identità.

Allora nasce la campagna: #dov’èilmionome

#WhereIsMyName: l’identità della donna afghana

Siete abituati a firmare con il vostro nome, a vedere il vostro nome sui vostri documenti? Siete abituati al fatto che vi chiamino per nome?

Per molte donne afghane non è così. I mariti non chiamano le proprie donne per nome ma dicono “la mia capra/gallina” o la madre dei miei figli.

Su un documento voi non vedrete il nome della donna ma “figlia di…” o “madre di…”

Nella provincia di Herat, un gruppo di donne si batte contro l’usanza nonché legge di non

#WhereIsMyName: il nome della donna

Chiamare le donne in pubblico con il loro nome è considerato disdicevole e perfino in un insulto.

Conosciamo questo fatto grazie ad report di Thomson-Reuters ripreso dalla Bbc, una legge impedisce che sui certificati di nascita dei figli venga indicato il nominativo della madre e così sulla tomba di queste donne.

Le donne della provincia occidentale di Herat hanno detto basta e lanciano un appello: #WhereIsMyName (dov’è il mio nome?).

#WhereIsMyName

Safiqeh Mohseni, una delle donne che ha lanciato l’idea, ha spiegato che l’obiettivo «è rompere un tabù e riportare il nome e l’identità delle donne al primo posto»

Un’altra attivista ha detto: «L’unico modo per spezzare il silenzio sulla condizione delle donne è proprio dare loro voce a partire dal nome».

Di contro Modaser Islami, leader di un’organizzazione giovanile ha replicato su fb: «In Afghanistan secondo le logiche tribali, il corpo di una donna appartiene a un uomo. E con esso anche il volto e il nome che lo identifica». La risposta di un uomo ovviamente.

Alla donna viene rubato tutto: il volto, la libertà, i diritti ed anche il nome.

Siamo disposti ad ignorarlo?