Intolleranza religiosa, storia e origini del fenomeno

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Per l’intolleranza religiosa si intende quel fenomeno razziale che coinvolge una o più persone, le quali vengono discriminate per il loro credo religioso.

L’intolleranza religiosa ha origini molto antiche e non esisteva ai tempi delle religioni politeiste, che ammettono la venerazione di più dèi e quindi ne consentono un numero illimitato. Il concetto di discriminazione religiosa è sorto con la nascita delle religioni monoteiste, che segnarono l’avvento di scontri, con la finalità di supremazia del credo di un dio rispetto a un altro.

Se nell’antico Stato romano si accoglievano innumerevoli dèi all’interno del pantheon, senza esclusioni, e addirittura si rendeva ufficiale il culto di divinità straniere, l’intolleranza nei confronti dell’introduzione di nuovi dèi è sempre stata viva: non era consentivo, infatti, imporre nuovi dèi, come ad esempio facevano i filosofi, e per questo motivo si veniva accusati di empietà o di ateismo. Socrate, ad esempio, fu considerato un filosofo con il desiderio di diffondere principi che minavano la moralità pubblica e la religione nazionale.

Il fenomeno dell’intolleranza religiosa non si verificò in quelle fedi basate sulla credenza di personaggi mitici, le cui esistenze non erano facilmente dimostrabili da documenti o da testi sacri: la religione dei misteri, infatti, nonostante introducesse e imponesse nuovi dèi, non è mai stata un problema per i greci e per i romani, anzi, si diffuse ovunque con accettazione in quanto ai loro fedeli mancava un atteggiamento esclusivista e separatista.

Durante il periodo del cristianesimo, invece, l’intolleranza religiosa tende ad acuirsi dal momento in cui questa nuova fede iniziò a diffondersi in associazione a crimini che avvenivano in territorio romano: i cristiani, ad esempio, bruciarono il tempio pagano costruito da Flavio Claudio Giuliano, detto l’Apostata, colui il quale aveva cercato di restaurare il paganesimo.

Al giorno d’oggi, specialmente dopo gli avvenimenti in ambito europeo, ci si sta particolarmente soffermando sul tema dell’intolleranza religiosa al livello internazionale. Con l’aumento delle minacce nei confronti dell’Europa, ad esempio, si sono stilate numerose statistiche che mostrano come ancora, al giorno d’oggi, ben il settanta per cento della popolazione mondiale viva in un Paese con elevate limitazioni dal punto di vista religioso.

Le limitazioni sono costituite non solo dalle imposizioni dello Stato, che tutela il proprio credo tramite la stipulazione di leggi scritte, ma anche dalle ostilità in ambito sociale, segnate dal razzismo, ma anche da atti vandalici o che hanno la finalità di ledere una persona. In base a quanto riportato all’interno del Rapporto 2012, steso dalle Nazioni Unite, le manifestazioni di intolleranza religiosa più comuni avvengono per mezzo di restrizioni burocratiche, di impedimenti nella costruzione di edifici religiosi e nelle discriminazioni sistematiche a livello sociale. Sono molto diffusi anche i casi di profanazione di aree religiose o di reperti artistici.

Al giorno d’oggi i conflitti sembra stiano diventando sempre più macroscopici, visto che l’intolleranza religiosa si sta ormai diffondendo a livello nazionale, provocando scontri, terrorismo e guerre che coinvolgono e che uccidono ogni giorno migliaia di innocenti in tutto il mondo.

Clarissa Cusimano