Caporalato in Italia: quattro braccianti migranti uccisi ad Amendolara, cosa sappiamo della strage

Caporalato in Calabria: la strage di Amendolara e il sistema di sfruttamento nei campi italiani

Quattro uomini sono morti bruciati vivi dentro un minivan perché avevano chiesto di essere pagati. È da questa accusa, contenuta nelle indagini sulla strage di Amendolara, che riparte il dibattito sul caporalato in Italia.

Alle 13 di un lunedì di giugno, sulla statale ionica tra Amendolara e Roseto Capo Spulico, un minivan parcheggiato alla stazione di servizio IP prende fuoco. Dentro ci sono cinque braccianti migranti. Quattro non usciranno vivi.

La legge contro il caporalato c’è da dieci anni. I controlli sono aumentati. Eppure quella mattina, in pieno giorno e davanti alle telecamere di un distributore di carburante, quattro uomini tra i 19 e i 29 anni sono morti carbonizzati perché — secondo il racconto dell’unico sopravvissuto — avevano chiesto di essere pagati o di avere un contratto.

Le vittime — il pakistano Waseem Khan, 29 anni, e gli afghani Fazal Amin Khogyani, 28, Ismat Ullah Qiemi, 19, e Amjad Safi, 27 — erano impiegati nella raccolta delle fragole tra Basilicata e Calabria. Erano in Italia con permesso di soggiorno regolare, incensurati, presenti nel Paese da anni. Erano arrivati in Calabria dopo un periodo in Sardegna. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Castrovillari e riportato da Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore e The Guardian, il rogo sarebbe maturato dopo una lite scoppiata all’alba: i lavoratori avevano chiesto il pagamento o un contratto formale. Taj Mohammad Alamyar, afghano di 35 anni, unico sopravvissuto, è riuscito a fuggire dal bagagliaio mentre il veicolo bruciava. Nel verbale reso il 2 giugno, citato dall’ordinanza del Gip Orvieto Matonti, ha dichiarato: «Alì e l’altro ci volevano uccidere perché avevamo chiesto i soldi o un contratto lavorativo». Ha descritto condizioni di vita degradanti: «In una casa composta da una sola stanza dormivamo dieci persone».

Per il quadruplice omicidio sono stati fermati e incarcerati Ali Raza e Safeer Ahmed, entrambi pakistani nati nel 1994 e residenti a Villapiana, con l’accusa di omicidio plurimo aggravato, tentato omicidio, premeditazione e crudeltà. Le immagini delle telecamere del distributore — diffuse da RAI e riprese dalla stampa internazionale, compresa Associated Press — mostrerebbero due uomini che versano liquido infiammabile nel van, appiccano l’incendio e bloccano le portiere dall’esterno. Il procuratore Alessandro D’Alessio ha definito l’episodio un «omicidio efferato» di «gravità inaudita»; il Gip ha convalidato il fermo entro 48 ore, ritenendo il quadro indiziario «granitico». Gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Le indagini proseguono per chiarire se i due fossero caporali o intermediari inseriti in circuiti più ampi di gestione della manodopera migrante.

La strage di Amendolara non è un fatto isolato nel vuoto. È l’estremo di un sistema — il caporalato — che da decenni struttura lo sfruttamento dei lavoratori agricoli in Italia, soprattutto migranti. Il caporalato indica l’intermediazione illecita di manodopera: figure (i caporali) che reclutano, trasportano, alloggiano e controllano braccianti, spesso senza contratto, senza contributi, con paghe in nero o addirittura non corrisposte. Il lavoratore dipende dal caporale per il posto di lavoro, il letto, il permesso di soggiorno legato all’occupazione, il trasporto verso i campi. Quella dipendenza rende difficile denunciare: chi protesta rischia di perdere tutto.

Il meccanismo, documentato da anni da sindacati, magistratura e osservatori, segue schemi ricorrenti. I braccianti vengono reclutati spesso attraverso reti transnazionali — compatriotti, intermediari, agenzie informali — e concentrati in alloggi sovraffollati, a volte senza acqua corrente o servizi igienici adeguati. Il lavoro inizia prima dell’alba: trasferimenti in furgoni, raccolta di fragole, pomodori, olive, kiwi, a pagamento a cottimo o a giornata irregolare. Il datore di lavoro agricolo può restare nell’ombra: paga il caporale, non i singoli operai. La filiera si allunga fino alla grande distribuzione, che acquista prodotti a prezzi talmente bassi da rendere economicamente conveniente lo sfruttamento. Come scrive Melting Pot, la vicenda di Amendolara illumina un sistema che tiene insieme criminalità organizzata, imprese legali e GDO.

I numeri raccontano un fenomeno strutturale, non marginale. Il rapporto Agromafie e caporalato 2024 dell’Osservatorio Placido Rizzotto della CGIL stima circa 200.000 lavoratori irregolari nel settore agroalimentare italiano — un dato ripreso da la Repubblica e confermato nelle analisi successive. L’Ispettorato nazionale del lavoro, nel 2023, ha rilevato irregolarità nel 59,2% delle ispezioni concluse in agricoltura; i casi puniti ai sensi dell’articolo 603-bis del codice penale (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) sono stati 2.123 solo nel comparto agricolo — il triplo rispetto al 2022. Le retribuzioni medie dei braccianti sfruttati restano spesso intorno ai 6.000 euro lordi annui, secondo le stime sindacali. Il fenomeno non è confinato al Mezzogiorno: il rapporto documenta migliaia di lavoratori irregolari anche in Piemonte, Veneto, Trentino-Alto Adige.

La legge italiana ha tentato di colpire questo sistema. La legge 29 ottobre 2016, n. 199 — approvata dopo la morte di Paola Clemente nel 2015 e altri casi di sfruttamento in Puglia — ha riformato l’articolo 603-bis del codice penale, introducendo il reato di «intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro». La pena va da uno a sei anni di reclusione e multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore sfruttato. Il punto decisivo: non punisce solo il caporale, ma anche il datore di lavoro che si avvale di manodopera in condizioni di sfruttamento. La legge ha inoltre esteso l’arresto obbligatorio per questo reato e previsto misure preventive: ispettorati del lavoro rafforzati, sportelli per le denunce, campagne di informazione. Il testo è consultabile su Normattiva.

I risultati, però, restano insufficienti rispetto all’entità del fenomeno. Le denunce dei lavoratori migranti restano rare: chi segnala rischia ritorsioni, perdita del lavoro, problemi con il permesso di soggiorno. I controlli, pur aumentati, non coprono l’intero territorio. Le inchieste più efficaci — come quelle dei carabinieri del NAS o delle guardie di finanza — colpiscono singoli caporali, non sempre le imprese agricole e i committenti a monte. A dieci anni dalla legge 199/2016, il bilancio è contrastato: più reati accertati, ma uno sfruttamento che continua a generare profitti enormi in un comparto da 73,5 miliardi di euro, secondo i dati citati nel rapporto Placido Rizzotto.

Le reazioni istituzionali alla strage di Amendolara sono arrivate in tempi rapidi, ma con il rischio consueto delle reazioni-evento. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l’omicidio «orribile» sui social. Il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha parlato di una storia «che scuote le coscienze». Il procuratore D’Alessio ha sottolineato che il caporalato è «una delle piste» investigative, in un territorio — Calabria e parte della Lucania — «meritevole di attenzione» sul fenomeno, come riportato da Sky TG24 e Il Fatto Quotidiano. La ministra del Lavoro Marina Calderone, al vertice istituzionale di Reggio Calabria del 5 giugno, ha annunciato una campagna di ispezioni straordinarie nel settore agricolo per tutta l’estate 2026, con «tolleranza zero» contro lo sfruttamento, come documenta Euronews. La Flai Cgil e la CGIL hanno organizzato una manifestazione nazionale ad Amendolara il 6 giugno con lo slogan «Mai più. Chi reclama i propri diritti non può finire così», con la partecipazione di Maurizio Landini ed Elly Schlein.

La domanda che resta aperta è se queste misure cambieranno qualcosa di strutturale. Le ispezioni estive si sono già viste dopo altre stragi — da Castel Volturno a San Ferdinando, dove nel 2018 fu ucciso Soumaila Sacko, attivista maliano per i diritti dei braccianti. Ogni volta il dibattito sul caporalato torna in prima pagina; ogni volta, con l’autunno, l’attenzione cala mentre nei campi riprende la raccolta. Per invertire la tendenza servirebbero almeno quattro leve: responsabilità penale estesa e perseguita fino ai datori di lavoro e ai committenti della filiera; canali sicuri di denuncia per i lavoratori migranti, con protezione dal licenziamento ritorsivo; controlli strutturali e non solo spot estivi; prezzi di acquisto nella GDO che non rendano lo sfruttamento un vantaggio competitivo. L’ANSA ha ricordato che il sopravvissuto ha descritto minacce con coltelli e armi per costringere i braccianti a lavorare senza pagamento — «ci davano cibo e alloggio, ma non soldi».

Il caporalato non è un’anomalia del Sud o un crimine di pochi malviventi. È un modello economico che sfrutta la vulnerabilità dei lavoratori migranti — documenti legati al lavoro, isolamento linguistico, debiti contratti per raggiungere l’Italia, paura di denunciare — per produrre cibo a basso costo. La strage di Amendolara ha portato alla morte quattro uomini che chiedevano solo di essere pagati o di avere un contratto. Taj Mohammad Alamyar, ustionato e con un braccio fratturato, ha avuto pochi secondi per uscire dal bagagliaio. I suoi compagni non ce l’hanno fatta. Resta da vedere se il Paese userà quella testimonianza per cambiare le regole del gioco nei campi — o se, come già accaduto, la tragedia resterà un capitolo di cronaca nera senza conseguenze durature per chi ogni giorno raccoglie la frutta che arriva nei supermercati italiani.

Alle 13 di un lunedì di giugno, sulla statale ionica, un minivan è diventato una trappola di fuoco. Le telecamere hanno registrato tutto; il verbale del sopravvissuto ha dato voce a chi non può più parlare.

Quattro nomi — Waseem, Fazal, Ismat, Amjad — restano come promemoria di una domanda elementare negata: il diritto a un salario e a un contratto. Finché il caporalato resterà conveniente, la prossima Amendolara non sarà questione di se, ma di quando.

Approfondimenti consultati: The Guardian — Four migrant workers reportedly burned alive in their car in attack in Italy, ANSA — Two Pakistanis arrested after four farm workers burned alive in mini-van, Associated Press — Police arrest 2 after farmworkers burned alive in car, Corriere della Sera — Strage di braccianti ad Amendolara, Il Sole 24 Ore — Strage di Amendolara, il verbale del sopravvissuto, Euronews — Stretta contro il caporalato dopo la strage di Amendolara, Normattiva — Legge 29 ottobre 2016, n. 199 (contrasto al caporalato) e CGIL Osservatorio Placido Rizzotto — Rapporto Agromafie e caporalato 2024.

Articoli correlati

social a.r.

1,264FansMi piace
4,280FollowerSegui
- Advertisement -

libri e letteratura