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Antiziganismo Italia: +45 punti di discriminazione mentre i campi rom si chiudono

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Cortile di edilizia popolare meridionale con roulotte e scatoloni di trasloco, metafora della fine dei campi rom
La chiusura dei campi rom non chiude il pregiudizio: secondo la FRA, la discriminazione percepita in Italia è salita al 60%.

Antiziganismo Italia: +45 punti di discriminazione mentre i campi rom si chiudono

Il 9 aprile 2026, nell'Aula del Senato, Carlo Stasolla presenta l'edizione 2025 del report Cento Campi. Il titolo evoca una storia che sembra finire: i campi rom in Italia, costruiti per decenni su segregazione spacciata per «nomadismo culturale», sono in declino inarrestabile. L'antiziganismo Italia non segue però la stessa curva: mentre i recinti cedono, il pregiudizio resta — e nei dati europei più recenti cresce. Negli ultimi dieci anni i siti formali sono calati del 34%, la popolazione residente del 63% — da circa 28.000 persone a poco più di 10.200. Asti, Reggio Calabria, Rovereto, Lucca, Latina: cinque grandi insediamenti superati nel 2025. Stasolla paragona la transizione alla chiusura dei manicomi, fine di un'architettura della discriminazione.

Eppure, nello stesso momento in cui i muri fisici cedono, il razzismo antiziganista non arretra: si intensifica. L'indagine della FRA — Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali — pubblicata nell'ottobre 2025, misura un salto che fa tremare le proiezioni europee: la percentuale di rom e sinti che dichiara di aver subito discriminazione nelle aree centrali della vita quotidiana nei dodici mesi precedenti è passata dal 15% nel 2021 al 60% nel 2024. Quarantacinque punti in tre anni. Un incremento tra i più alti d'Europa, affiancato solo da Irlanda e Portogallo.

Il paradosso è brutale. L'Italia chiude i campi — e contemporaneamente registra uno dei picchi continentali di percezione discriminatoria. Non è contraddizione da tabella: è la prova che l'antiziganismo non abita solo nei recinti periferici. Vive nel disagio degli italiani verso i rom, nella difficoltà di denunciare, nella violenza che colpisce famiglie appena uscite dall'insediamento.

La FRA ha intervistato 505 rom e sinti che vivono in abitazioni private, con almeno sedici anni e dodici mesi di residenza in Italia, tra giugno e dicembre 2024. I dati coprono 1.090 persone nei nuclei familiari intervistati. Il quadro strategico UE 2021-2030 fissa obiettivi su istruzione, lavoro, salute, alloggio — e sul contrasto all'antiziganismo. L'Italia, secondo le proiezioni del rapporto, potrebbe raggiungere entro il 2030 i target su scuola, occupazione e casa. Su salute, partecipazione e discriminazione, no. Il divario di aspettativa di vita tra rom e sinti e popolazione generale resta tra i più alti d'Europa: 12,8 anni per le donne, 12,5 per gli uomini. Nelle baraccopoli monoetniche il gap scende a 12,5 anni rispetto alla media nazionale; l'età media nei campi è 25,7 anni, il 55% sono minori, il 70% ha cittadinanza italiana.

Chi vive ancora in baraccopoli non è un'eccezione lontana. È una popolazione giovanissima, radicata in Italia da generazioni, con documenti regolari e scuole da frequentare. L'area metropolitana di Napoli concentra il 30% delle persone ancora residenti in insediamenti formali — Giugliano in Campania sopra tutti, con via Carrafiello: 545 persone in 119 nuclei, 316 minori, baracche e roulotte senza acqua corrente né fognature. Il modello MA.REA. (MAppare e REAlizzare), promosso dall'Associazione 21 Luglio, sostituisce l'approccio etnico con percorsi partecipati verso edilizia convenzionale. Tredici siti sono in chiusura, Roma inclusa. Ma chi esce dal campo non esce dal pregiudizio. Sullo stesso tema, Rom e Sinti in Italia: diritti, pregiudizi e discriminazione sistemica offre un quadro complementare.

L'Eurobarometro, elaborato nel 2023 su dati italiani e citato nel report 2026, disegna un paese che dichiara apertamente il proprio disagio: il 33% degli italiani si sentirebbe in forte disagio accanto a un collega rom, il 45% se il proprio figlio avesse una relazione sentimentale con una persona rom, il 39% se un rom ricoprisse la massima carica politica. In tutte le domande, i rom sono il gruppo che genera il disagio più alto tra le minoranze indicate. L'82% degli intervistati indica che la discriminazione verso i rom in Italia è molto diffusa. Non è un sondaggio di nicchia: è il terreno culturale in cui si innestano aggressioni, rifiuti di affitto, controlli selettivi, commenti in classe.

Il 2025 ha tradotto il pregiudizio in violenza documentata. Nella notte del 16 aprile, a Cossoine, nel Sassarese, due colpi di fucile colpiscono una casa destinata ad accogliere una famiglia rom proveniente dal campo di sosta di Piandanna, a Sassari. Un proiettile trapassa una finestra e si conficca in una parete; il proprietario, in un'altra stanza, resta illeso. Il mese dopo, il 30 maggio, un incendio divampa in una palazzina di via Palmentiello a Giugliano: due auto rubate date alle fiamme. L'abitazione era stata assegnata il giorno prima a sei famiglie rom di via Carrafiello. Sgomberi, assegnazioni, atti intimidatori: la sequenza racconta un antiziganismo che non attende i campi per manifestarsi, ma li segue fino alla porta della casa popolare.

Gli sgomberi forzati restano parte del paesaggio. Il 25 luglio 2025, nel Parco della Magliana a Roma, cinque abitazioni abbattute e quattordici persone — sei bambini — costrette ad andarsene senza preavviso, in un'area abitata dal 2018 da una comunità seguita da parrocchia e comitato di quartiere. L'11 marzo, a Giugliano, l'ERRC con 21 Luglio documenta lo sgombero parziale di via Carrafiello. Il Comitato ONU sui diritti economici, sociali e culturali definisce queste operazioni violazioni del diritto alla casa quando mancano consultazione, alternative abitative e preavviso congruo. L'Italia resta l'unico paese UE ad aver costruito un sistema amministrativo di campi etnici per rom e sinti; ora lo smantella — ma non sempre sostituisce la segregazione con inclusione reale.

Sul piano giuridico, l'antiziganismo è riconosciuto dalla Commissione europea come forma specifica di razzismo, distinta dalla xenofobia generica. La Strategia nazionale Rom e Sinti 2021-2030, coordinata dall'UNAR, dichiara la lotta all'antiziganismo «pilastro trasversale» ai quattro assi di inclusione. Manca ancora la ratifica parlamentare vincolante. Senza obblighi e monitoraggio pubblico, il rischio è la ripetizione del ciclo 2012-2020: documenti approvati, fondi europei sotto-utilizzati, silenzio operativo nei comuni.

La FRA aggiunge un dato che illumina il buco nero già descritto per i crimini d'odio in Italia: nessuno dei rom e sinti intervistati che hanno subito discriminazione ha presentato regolare denuncia alle forze dell'ordine. Solo l'11% ha formalmente segnalato l'ultima esperienza discriminatoria. Il resto resta fuori dalle sta Per un approfondimento collegato, vedi L’Italia che non vuole vedersi: come l’assenza di dati rende invisibile il razzismo.tistiche OSCAD, fuori dai numeri ministeriali, fuori dal dibattito che chiede «dove sono i dati?» per negare il razzismo. L'antiziganismo si misura così: non solo con ciò che accade, ma con ciò che non viene mai contato.

L'Associazione 21 Luglio ha commissionato nel 2024 la ricerca Sotto la lente sulle metodologie FRA, formulando raccomandazioni per superare i limiti delle rilevazioni su base etnica e rafforzare l'approccio qualitativo territoriale. Il dibattito metodologico non cancella il segnale: in Italia la discriminazione percepita è ai massimi storici dell'indagine, mentre i campi si svuotano. Chi confonde Rom e Sinti con «nomadi», chi usa numeri gonfiati per giustificare emergenze e numeri bassi per dichiarare vittoria, contribuisce allo stesso effetto — rendere invisibile una minoranza che in realtà è cittadina, lavoratrice, studente.

Il superamento fisico dei campi può essere, come scrive Umberto Eco citato nel report, la fine del «nemico» costruito: quando la recinzione cade, l'antiziganismo dovrebbe «evaporare». I dati del 2024-2026 dicono il contrario. Il nemico si sposta: dal campo alla relazione sentimentale del figlio, dal collega in open space all'appartamento in via Palmentiello appena assegnato. L'Italia ha scelto, con il declino dei cento campi, di smantellare un'architettura istituzionale vergognosa. Non ha ancora scelto di smantellare il pregiudizio che quell'architettura alimentava — e che ora, senza recinzione, colpisce più direttamente.

Per chi legge Antirazzismo.com, la lezione incrocia due filoni del nostro lavoro recente: i dati mancanti sul razzismo e le vite concrete dietro le statistiche. Bakari Sako e i rom di Giugliano non condividono etnia, ma condividono un Paese che fatica a nominare il razzismo quando non urla. I +45 punti FRA non sono un errore di campionario da sminuire: sono 505 interviste che raccontano un peggioramento percepito in lavoro, scuola, sanità, casa, servizi. Chi governa può celebrare la chiusura dei campi. Chi osserva i numeri deve chiedere cosa succede quando le famiglie escono — e trovano il 45% degli italiani che preferirebbe non vedere il proprio figlio innamorarsi di una persona rom.

La Strategia 2021-2030 prevede una campagna nazionale di comunicazione contro l'antiziganismo e la valorizzazione della cultura romanì. Il bando PNRR ha finanziato trentuno progetti comunali — Roma, Milano, Napoli, Giugliano Sullo stesso tema, Il razzismo quotidiano in Italia: storie vere di discriminazione che non fanno notizia offre un quadro complementare.tra i beneficiari — con risorse che possono cambiare vite se non restano prigionieri di comuni impreparati. Ma senza ratifica parlamentare, senza sanzioni per chi ignora gli obiettivi, senza un sistema unico di dati su discriminazione e odio, la campagna rischia di essere carta stampata mentre i colpi di fucile a Cossoine e gli incendi a Giugliano restano episodi «di cronaca» anziché campanelli d'allarme nazionali.

L'antiziganismo Italia nel 2026 non è un retaggio dei campi. È il pregiudizio che sopravvive alla loro chiusura — più intenso, più diffuso, più difficile da misurare perché quasi nessuno denuncia. Smontare i campi era necessario. Non basta. Serve un Paese che smonti anche la paura collettiva che li ha resi possibili.

In molti contesti, le antiziganismo italia restano sottovalutate pur avendo un impatto concreto sulle persone coinvolte.

I campi calano del 63% in dieci anni; la discriminazione percepita sale di 45 punti in tre. Due curve che non si incontrano finché l'Italia confonde la fine della segregazione abitativa con la fine del razzismo.

Finché l'82% degli italiani considererà «molto diffusa» la discriminazione verso i rom senza che questo diventi urgenza politica, ogni famiglia uscita da un insediamento rischierà di trovare il pregiudizio non nel recinto — ma sulla soglia di casa.

Approfondimenti consultati: Associazione 21 Luglio — Rapporto Cento Campi 2025 (presentazione Senato, 9 aprile 2026), Associazione 21 Luglio — Report 2026 (PDF), FRA — Rights of Roma and Travellers in 13 European countries (Roma Survey 2024), Centro Diritti Umani UniPd — Risultati indagine FRA 2024 in Italia, UNAR — Strategia Nazionale Rom e Sinti 2021-2030 e Il Paese dei Campi — Dati insediamenti rom e sinti in Italia.

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