Specismo legato al Profitto

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Troppe sono le storie legate ad animali di affezione e non che vedono messe in atto forme di specismo che sono perpetrate come discriminatorie verso questi ultimi, e non di rado la motivazione principale è il profitto. Lo era nel bracconaggio storico, lo è nel bracconaggio odierno che mette a serio rischio la stabilità ambientale e lo è anche nel caso di alcuni canili lager.

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La prima storia che arriva alla memoria è quella mediatica di Green Hill giustamente definito da molti come un canile lager ma Green Hill non è stato il solo rifugio per cani ad adottare comportamenti violenti e specisti verso gli animali. E’ infatti la storia dell’essere umano – che non lo è poi tanto quando agisce in una certa maniera – ad essere connaturata da episodi che pongono gli animali come una merce, che lo sfruttano anche a fini monetari e di cassa.

Nel testo della condanna in appello ai danni di Green Hill si legge:

Condotte non occasionali, né limitate a fatti singoli o a periodi limitati, ma rispondenti ad una precisa e voluta politica aziendale volta a massimizzare i profitti e a minimizzare i costi di gestione a scapito della salute e del benessere degli animali.

In sostanza tali comportamenti ai danni di animali da compagni per le persone, erano reiterati e facevano parte di un sistema largamente collaudato atto a determinare un profitto.

Il poeta Charles Baudelaire scriveva a proposito del gatto testuali parole all’interno della poesia omonima:

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira

le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi

occhi in cui l’agata si mescola al metallo.

Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e

il tuo dorso elastico e la mia mano s’inebria del

piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,

vedo in ispirito la mia donna.Il suo sguardo,

profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia

e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa

un’aria sottile, un temibile profumo ondeggiano

intorno al suo corpo bruno.

Gli animali hanno diritto tanto quanto l’essere umano a vivere bene sulla terra, a viverci condividendone gli spazi e prendendo da essa solo ciò che gli occorre per vivere, e sopratutto hanno diritto a che venga definitivamente abbandonata ogni forma di specismo da parte dell’essere umano. Ma l’essere umano purtroppo resta sostanzialmente specista invece e anche le ragioni del denaro contribuiscono – e non poco – a renderlo discriminante verso altre specie e/o ad utilizzarle per trarne un vantaggio economico.

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Specismo, soldi e test

Lo specismo è quel genere di discriminazione che porta uno o più soggetti (facenti parte della specie umana) a discriminare un individuo sulla base della sua appartenenza ad una specie. Le basi su cui si fonda questa tipologia di discriminazione sono le stesse su cui si fonda quella di chi nutre dei pregiudizi sulla razza, il razzismo appunto, e sull’ appartenenza ad un sesso specifico ovvero la discriminazione sessuale. Per fare un esempio potremmo dire che parlando di sofferenza delle persone questa viene considerata maggiore rispetto a quella provata dagli animali, questo è un ragionamento specista. Al pari di questo ragionamento anche la morte diventa più sofferente per quanto riguarda l’Homo Sapiens rispetto a quella di altri animali.

Per coloro che sono vegetariani e/o vegani anche la macellazione della carne animale è da considerarsi come un atto specista, sopratutto se si pensa all’industria che c’è dietro e a come gli animali vivono per il – breve – decorso della loro esistenza per quanto riguarda gli allevamenti intensivi dove gli animali vengono trattati a fini commerciali e per soldi appunto con scarso o assente riguardo. Beh certo il ritenersi superiori a coloro che non hanno distrutto la terra come invece ha fatto l’uomo non consente – anche in virtù di quest’ultima ragione – di usufruire di altre creature per scopi monetari. Poi ci sono anche la sperimentazione sugli animali e gli allevamenti per la produzione di pellicce. Entrambe le cose mettono l’Homo Sapiens in evidenza per la sua cattiveria e lo rendono specista. Lo specismo va considerato una vera e propria ideologia che si fonda su ragioni che non hanno una base oggettiva. Giustamente chi ha identificato questa forma di discriminazione sostiene che non la si può giustificare con un’argomentazione logica, ma che invece viene difesa come un dogma, una sorta di verità statica, inoppugnabile e immutabile nel tempo, ovviamente l’ambiente dice altro – e i dati qui sono scientifici sui danni dell’estinzione delle specie animali – ma la cultura si sa che è debole quando ci sono appunto dei dogmi, e quando questi sono dettati dal denaro – pensiamo anche al bracconaggio – allora è ancora più complesso abbatterli. Un argomento che la scienza utilizza per maltrattare gli animali a fini di sperimentazione è che nella storia le umane capacità mentali, la parola e la cultura, consentirebbero – il condizionale ce lo mettiamo noi – all’ uomo di utilizzare l’ animale e ciò giustifica anche il dolore che gli umani fanno ad altre specie animali a fini di sperimentazione.