La festa della donna: la retorica dell’otto marzo

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Festa della donna otto marzo

Oggi è l’otto marzo, o più comunemente conosciuto come il giorno de: “La festa della donna”. Ogni anno, all’otto di marzo, oltre ad un riversarsi mimose in tutte le forme (solo fotografate, o puzzolentissimi fiori veri),  prendon parola fazioni differenti che insistono per far sapere al mondo la loro opinione in merito a questa ricorrenza.

  • Chi crede, appunto, non vada festeggiata bensì ricordato.
  • Chi dice che non vi è nulla da festeggiare perché la parità è ancora lontana.
  • Chi trova insulse le donne che, sta notte, andranno a vedersi uno spogliarello.
  • Chi ci tiene a ribadire il proprio maschilismo, lamentando l’inesistenza di una festa dell’Uomo.
  • Chi trova assurdo festeggiare solo l’otto marzo perché la donna la rispetta anche tutti gli altri giorni.

Si tratta d’una ricorrenza come ve ne sono tante, sarebbe bello se non fosse necessaria, sarebbe bello se davvero le donne fossero rispettate anche nei giorni senza mimosa. È sicuramente una festa che, a suo modo, è diventata anche commerciale e anche se, personalmente, non ho intenzione (né ne ho mai avuta) di recarmi in un locale di strip tease maschile per festeggiare il non raggiungimento dell’emancipazione del mio genere, non ho grandi problemi se qualcun’altra decide invece di farlo.

Non comprendo perché soltanto in questa data nasca tutta questa polemica: io festeggio anche il Natale , insieme alla mia famiglia, e non credo che quel giorno sia nato davvero Cristo, e sono convinta sia inutile essere più buoni solo nel periodo dell’avvento. Ho festeggiato S. Valentino senza che mi venissero comprati fiori, pur pensando fosse una festa esclusivamente commerciale; mentre altre volte, silenziosamente, ho scelto di non celebrare determinate ricorrenze di cui non comprendevo l’utilità.

Non credo di essere l’unica non credente che, comunque sia, a Natale mangia insieme ai propri parenti: eppure di polemiche su quanto sia ipocrita festeggiare Natale, nella mia vita, ne ho viste molte meno. Forse anche questo dovrebbe farci riflettere:

Qual è davvero il problema se festeggiamo/ricordiamo l’otto marzo pur riconoscendone  limiti e difetti che una qualsiasi ricorrenza capitalizzata porta seco?

 

 

Ora un po’ di retorica la faccio anche io.

Otto Marzo Marilena Nardi

L’otto marzo non significa niente, è vero, e probabilmente continuerà ad essere vagamente inutile fino a che le donne, a parità di posizione, avranno stipendi inferiori rispetto a quegli uomini; finché vi saranno persone che di fronte ad una donna piacente esclameranno sorpresi: “Ah, ma sei anche intelligente”. O finché saremo costrette a scegliere fra carriera e famiglia; e non svanirà quel senso di colpa, insito in quasi tutte le donne lavoratrici, di non essere una buona casalinga solo per aver tentato di far combaciare le due cose. Ci sarà un sentore di frustrazione in tutti gli otto marzo che verranno finché esisteranno fieri sostenitori dell’apologia dello stupro, o medici obiettori, convinti d’avere il diritto d’impedire ad una donna (che lo vuole), d’abortire. (…)

Sì, forse è vero, non c’è niente da festeggiare, non ancora.

Però l’otto marzo esiste, e val la pena, se non festeggiarlo, prendersi qualche minuto per pensare. E in italiano siamo pure fortunati perché se vi togliamo l’apostrofo davanti a quel numero diventa: “lotto”, e questa è sicuramente una lotta, quotidiana.

Dunque, senza mimose o omini nudi, io a tutte le donne del mondo auguro d’avere il coraggio d’essere loro stesse, senza lasciarsi condizionare dalle aspettative che la società nutre in loro. E lo auguro anche a me. Perché, a volte, è sorprendentemente difficile.

 

Otto marzo gli auguri di corto maltese

Buon otto marzo a tutte le donne, buon otto marzo anche a tutti gli uomini: a quelli che hanno capito, a quelli che capiranno e anche a quelli che non ci riusciranno mai. Perché alla fine è proprio per voi che questa “festa” è necessaria.