Cultura dello stupro e misoginia, ruoli e stereotipi di genere

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PX misoginia
PX misoginia

In tema di discriminazione c’è un fattore che ne determina altri e si pone come una catena correlata da eventi e da ritorsioni. Questo fattore è la misoginia, ovvero l’odio verso il femminile e verso le donne che contribuisce a scatenare la cultura dello stupro.

Misoginia e discriminazione

Misoginia è un termine che può essere tradotto come segue: odio verso le donne in quanto tali, e si contrappone a misandria che denota odio verso gli uomini in quanto tali. Da questo odio a strutturare una relazione che rientra in quella che viene definita cultura dello stupro il passo è breve.

Le donne raramente strutturano una relazione basandosi sull’odio verso il soggetto maschile mentre gli uomini crescono con una mentalità scaturita da una cultura patriarcale per cui anche quando non se ne rendono conto considerano spesso le donne inferiori a loro e quindi la violenza nei loro riguardi nasce in tale “coltura”.

Molte persone sentendo l’espressione cultura dello stupro si scandalizzano dei termini ma se si supera questa prima reazione e ci si basa sul fatto che la violenza permea ogni rapporto tra i generi nella stragrande maggioranza dei casi, fino ad arrivare appunto alla violenza fisica e allo stupro ci si accorge che di base una donna libera non piace alle società a cultura e dominazione patriarcale, infatti i femminicidi avvengono proprio perché le donne sono considerate alla stregua di oggetti da possedere, e se un oggetto lo si possiede la donna che rientra in tale concezione non ha autonomia e quindi non può decidere in autonomia.

Estratto da una pagina della Marshall University’s Women’s Center:

La cultura dello stupro costituisce e determina l’ambiente nel quale la violenza ha una posizione predominante e nel quale la violenza sessuale contro le donne è naturalizzata e giustificata sia nei media, come nella cultura popolare. La cultura dello stupro si perpetua attraverso l’uso del linguaggio misogino, l’oggettivazione del corpo della donna e la fascinazione della violenza sessuale, creando così una società che ignora i diritti e la sicurezza della donna.

Leggendo queste parole si comprende quanto sia diffusa tale cultura.
Occorre però fare chiarezza sui termini.
Oggettivare ad esempio significa considerare la donna solo con i suoi attributi sessuali o separando il suo corpo dal resto, e nelle pubblicità ad esempio, o anche nei canoni estetici questa spersonalizzazione la si riscontra costantemente.
Tale tendenza a considerare la donna solo come oggetto sessuale atto a soddisfare quelle che non sono necessità ma distorsioni e perversioni sessuali degli uomini che potrebbero anche sentirsi attratti dall’interezza di una donna e non solo dal loro corpo separando questo dal resto, la si riscontra anche in battute a sfondo sessuale che possono essere lievemente offensive o grandemente tali ma che ormai vengono recepite come normali quando invece fanno parte di un quadro di dominazione e sottomissione di un gruppo sociale, di un singolo verso una categoria specifica di persone e dei loro diritti umani tra cui quello all’auto determinazione che viene annullato anche dalla violenza verbale perché questa stessa crea cultura e crea cultura dello stupro appunto fondandosi sulla misoginia.

Cosa fa parte della cultura dello stupro

Molte sono le cose che sedimentano tale cultura, ad esempio dare la colpa a chi ha subito uno stupro, oppure tendere a banalizzare tale avvenimento, o ancora fare battute esplicite sul piano sessuale, accettare la violenza sessuale e normalizzarla, mettere in piazza la vita della persona che ha subito violenza, quest’ultima cosa è diffusissima su internet e spesso ancora oggi non vi sono leggi a tutela di chi ha subito uno stupro e poi si vede anche infangare la sua intera storia e vita, perpetrare un modello dove esiste chi subisce e chi agisce, o dove c’è chi guida e chi è guidata ed escludere al contempo un coinvolgimento tra pari (il machismo è anche questo e anche la misoginia presuppone che la donna sia inferiore e che determinate cose non le possa fare mentre altre per “ruolo” acquisito dal sistema patriarcale le appartengano).
Altre cose che contribuiscono a creare cultura dello stupro sono le violenze gratuite nei film e in televisione, l’umiliazione nel porno, ma anche l’oggettivazione del corpo crea cultura dello stupro perché un corpo è sola carne non ha sentimenti ne una voce, andare a gonfiare le statistiche sulle denunce di falso stupro anche appare come una misura tesa a sottovalutare il fenomeno reale che ha statistiche allucinanti.

Come accennato anche definire la sessualità del maschile come aggressiva “naturalmente” e quella del femminile come sottomessa crea cultura dello stupro e inquadra dei canoni che invece sono tipici di un modo di concepire le persone sulla base del loro sesso e non in quanto persone che possono sviluppare attitudini differenti da ruoli stereotipati dati.

Fare pressione sugli uomini affinché arrivino ad avere una donna fa parte della cultura dello stupro, farsi beffe di una donna e parlare della sua sessualità con toni ironici e svilenti è cultura dello stupro, reiterare violenze psicologiche è cultura dello stupro, chiedere alle donne di non essere fredde a prescindere da come stanno emozionalmente e solo perché devono soddisfare gli impulsi misogini degli uomini è anch’essa una forma coercitiva e di induzione psicologica.
Avere l’idea che unicamente le donne che praticano sesso spesso siano vittime di stupro è a parte errato, poi anche facente parte di questa cultura, lo stupro è una forma di violenza che parte da basi che sono quelle di una società misogina e anche gli uomini possono essere vittime di stupro ma di base la dominazione è quella patriarcale.
Dare per scontato il consenso del partner è cultura dello stupro, come anche degradare verbalmente una donna lo è, pensare di declinare la responsabilità di difendersi alle donne quando invece si dovrebbero educare gli uomini a non compiere il crimine di stupro è anche abbastanza ipocrita, oltre che rientrante nella cultura di cui si parla.
In pratica questa tendenza è molto diffusa e tutti i punti che sono elencati nel testo sono ampiamente diffusi, in conclusione va aggiunto che chi subisce una violenza non ha mai alcuna colpa, c’è solo un criminale o un gruppo di criminali ma chi subisce non è rapportabile a chi commette un delitto di questo genere.