Viaggio al centro della notte: un libro racconta la storia della giovane fotografa Livia Barbato

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Da quando avevo 14 anni ho sempre desiderato scattare, non ho mai desiderato altro. Se solo potessi fermare il tempo nella realtà, ora, in questo istante, lo farei. E ora ho capito che l’unico modo in cui avrei potuto farlo sarebbe stata la fotografia. Ho passato anni della mia vita a fermare ogni attimo che mi passava davanti…”. 

Queste parole sono di Livia Barbato giovane e promettente fotografa di appena 21 anni che ha perso la vita una notte di luglio.

Era una notte del 2015, un’auto con a bordo una coppia di fidanzati, dopo una serata in discoteca, improvvisamente invertì la marcia sulla Tangenziale di Napoli e iniziò un “contromano” che durò sei interminabili minuti e si concluse con uno schianto che uccise due persone: un padre di famiglia, che arrivava dalla parte giusta, Aniello Miranda, 48 anni, e Livia Barbato che veniva dalla direzione sbagliata guidata da Nello Mormile, un dj 28enne, che uscì miracolosamente indenne dal botto. Era ubriaco, ma per gli inquirenti non al punto da non capire dove fosse mentre guidava nel verso sbagliato, dopo una manovra folle, senza precedenti, un contromano iniziato davanti a un casello autostradale illuminato, segnalato, da lui ben conosciuto.

Il dj finì in carcere, iniziò la ricerca della verità. Cosa accadde in quei sei minuti di contromano e perché, in quell’auto acquistata solo due giorni prima da quel ragazzo perbene, fidanzato da due anni con Livia, laureato come lei all’Accademia delle Belle Arti?

Resta ancora un grande perchè, davanti alle poche parole pronunciate dal ragazzo.

“Credevo che mi avesse colpito un meteorite, non ricordo nulla…”, dichiarerà al processo Mormile. Ma poi emerse una frase pronunciata d’istinto al medico che per primo si era avvicinato all’auto distrutta al termine del contromano: “Dottoressa, ho fatto una cazzata”.

Nel luglio del 2016 arrivò la condanna di Mormile per duplice omicidio volontario, dolo eventuale: venti anni.

Il processo di appello si è concluso il 26 giugno 2018 con una sentenza di condanna per Mormile a dieci anni e due mesi per omicidio colposo.

Nel “giallo” vive la tragedia della morte di innocenti ma anche la storia bella di Livia, talento della fotografia finita  senza un motivo apparente.

Il libro scritto da Luca Maurelli ripercorre la vicenda con materiale inedito – perizie, intercettazioni, foto, lettere segrete – ma accende una luce su uno spaccato generazionale fatto di passioni e sballi. Un viaggio nella notte delle coscienze giovanili, delle incoscienze giovanili, negli sballi, nelle sfide, nei rischi e nelle stragi del sabato sera che lasciano sul campo vittime, feriti e vite distrutte. Un tema, quello della sicurezza stradale legata all’abuso di sostanze pericolose, sul quale la politica e le autorità prepostesono chiamate a fare di più.

Il libro vede il contributo di diverse personalità, tra cui:

Prefazione di Simonetta Matone, sost. procuratore generale della Corte di Appello di Roma, da sempre impegnata sui temi dei minori, delle donne, della violenza di genere, nonché opinionista tv.

Introduzione Maria Bianca Farina di, presidente di Ania (associazione nazionale imprese assicuratrici) e dell’omonima Fondazione, impegnata sul tema della prevenzione stradale e della sicurezza.

Postfazione, don Antonio Mazzi, presidente della fondazione Exodus, da sempre impegnato sui temi del disagio giovanile, delle droghe, dell’alcol.

Il libro è stato scritto da Luca Maurelli (1969), laureato in Scienze Politiche alla Federico II, giornalista professionista (Il Tempo, Il Roma, Reuters, Libero, Rai Tg2, L’Espresso, Panorama, il Secolo d’Italia), è membro dell’Associazione Stampa Parlamentare. Ha scritto con Giuseppe Pedersoli “L’oro del Pibe, paradossi e ingiustizie del fisco italiano” (Esi, 2008) e “Al mio Paese- Sette vizi, una sola Italia” (di Melania Petriello, AA.VV. Edimedia, 2012).