La Violenza Psicologica un ennesima forma di discriminazione

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violenza psicologica

La violenza psicologica e’ strisciante, spesso e volentieri le vittime non si sentono neanche tali e questa tipologia di violenza riesce a piegare la volontà e l’autonomia di chi ne viene colpito.

Altrimenti definita anche come maltrattamento psicologico la violenza agita sul piano psicologico, è o può essere, molto strisciante e anche rievocare a distanza di anni traumi che si supponevano superati e che invece possono tornare a sconvolgere la vita della persona che li ha subiti tempo addietro.

I Rapporti Umani che si logorano

Nel nostro sito ci occupiamo di discriminazione, a tutti i livelli, e inquadriamo questa come una forma di rapporto che perdura nel tempo e che può compromettere sensibilmente la vita delle persone che dalla discriminazione vengono colpite. Rientra nelle forme discriminatorie anche la violenza psicologica che può essere agita sia su specifici attori sociali sia per ragioni specifiche, a seguire un elenco sia delle persone destinatarie sia delle ragioni ad essa legate:

– Bambine-i

– Donne in giovane età

– Donne adolescenti

– Donne adulte

– Può avere una connotazione di classe

– Può avere una connotazione patriarcale

– Può avere una connotazione religiosa

– Può essere agita sia da uomini che da donne e anche sugli uomini

Può essere agita per piegare la volontà della persona a cui è destinata

Può essere agita per l’ottenimento di un obiettivo personale

Il titolo del nostro paragrafo è i rapporti umani che si logorano, e ciò può avvenire in qualunque ambiente:

– Lavorativo

– Domestico-coniugale

– Parentale

– Relativo alle amicizie

Di quello lavorativo il massimo esempio di violenza psicologica sono i fenomeni di straining e mobbing di cui abbiamo parlato in un altro articolo.

Ma la violenza psicologica agisce anche in famiglia facendo sentire la persona colpita, fortemente vessata – generalmente le persone vessate sono in maggioranza le donne – facendole sentire inferiori, incapaci di svolgere talune azioni, sbadate, inadatte, non meritevoli di perdono, non meritevoli di ascolto. Tutte azioni che hanno un obiettivo considerando la persona come una proprietà la vogliono veicolare verso ciò che a chi commette atti di violenza psicologica è comodo, insomma vogliono dirigerla e controllarne le azioni.

Agita fin dall’infanzia, la violenza esercitata sul piano psicologico, può portare i soggetti vittime a scegliere – apparentemente – ciò che chi agisce violenza psicologica voleva per loro fin dall’inizio, sotto questo profilo si parla quindi di controllo mentale di una vittima. Tali fenomeni legati alla psicologia che a sua volta attengono ai rapporti famigliari e domestici sono indagati ormai da anni e una frase personalmente mi ha colpito, che è poi il frutto di una specifica elaborazione sul tema:

Secondo la prospettiva sistemica la famiglia non è la semplice somma dei suoi membri, ma una unità in cui le parti assumono significato solo rispetto al tutto e il tutto emerge dall’interscambio tra le parti. Oggetto d’indagine diventano, pertanto, le relazioni fra le parti (Fruggeri, 1998).

Le relazioni tra le parti, riguardano la famiglia ovvero il luogo che assieme all’ambiente esterno (società) è responsabile della formazione delle persone, ma riguardano anche altri luoghi che appunto sono all’esterno, le relazioni tra differenti parti possono anche compromettere definitivamente la vita delle persone, nel mobbing avviene questo e avviene anche in altri contesti come abbiamo detto.

Alla base c’è la comunicazione distorta

Non siamo psicologi ma salta comunque all’occhio che nella violenza psicologica chi la agisce consideri normale inveire o far sentire un altra persone inferiore discriminandola, tale approccio può dipendere da fattori culturali, da taluni modelli sociali che nella storia delle società umane hanno fornito ruoli e identificato aspetti di uomini e donne come dominanti e incontrovertibili. Un esempio è l’idea  dell’uomo come soggetto preposto alla difesa della famiglia che di fatto lo pone al di sopra della donna che deve – anch’essa – essere protetta, oggi un approccio e un idea del genere sembra assurda eppure molte famiglie sono ancora così e una donna che dice dei no o intende mantenere la sua autonomia decisionale, in un quadro del genere può diventare certamente una vittima di violenza psicologica e di atteggiamenti di comando da parte dell’uomo ma anche dei figli, specie se maschi. Da lì alla violenza fisica il passo non è molto lungo, ma non sempre avviene comunque, ci sono uomini che si limitano (se così si può dire) a maltrattare psicologicamente le donne, ed esse stesse dopo anni di abusi sul piano psicologico si sono convinte di essere sbagliate e non meritevoli di ottenere serenità e pace. Per questo molti – stavolta anche psicologi e psicologhe – sostengono che la violenza psicologica in taluni contesti è anche peggio di quella agita fisicamente dalla quale se ne può uscire se non ha un epilogo drammatico e definitivo, mentre ricostruire una personalità logorata è assai più complesso e talvolta può richiedere anni di analisi introspettiva accompagnata ovviamente anche da esperti medici e psicologi, esistono anche persone che nel tempo si chiudono completamente in loro stesse diventando misantrope e non accettando nessuno scambio comunicativo che non sia aggressivo e accusante, questo avviene a testimonianza del fatto che i tentativi di modellare le personalità altrui o i tentativi di piegarle per portare le persone a sottomettersi possono anche generare questa forma di ribellione. In questo contesto si comprende la frase: Nasciamo libere-i e sarebbe bene che se ne convincessero anche coloro che vogliono cambiare gli altri per scopi personali.