Combattere il bullismo: dalla parte dei bulli

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bulli bullismo

Il bullismo  è uno di quei fenomeni che lascia interdetti, soprattutto per le conseguenze a cui questo porta. Da quando esso ha assunto una nuova veste, quella digitale (cioè il cyberbullismo), si direbbe che i bulli siano triplicati.

Forse è solo una sensazione: la percentuale bullo/vittima non è particolarmente aumentata nel tempo, vi è solo più possibilità di far circolare le informazioni, di venirne a conoscenza. O magari è davvero così, perché la connotazione assunta dal bullismo dell’epoca moderna non lascia tregua. Il cyberbullismo leva anche la certezza di un posto sicuro come la propria casa, perché ormai internet è ovunque. E soprattutto in casa.

È spiazzante pensare che in un gruppo di bulli (spesso costituito da molte persone nonostante il leader carismatico sia uno soltanto,) la moltitudine sembri non provare emozioni. Si direbbero completamente privi d’empatia.

La vittima viene deumanizzata, è un meccanismo inseto nell’essere umano allorché esso compie azioni molto violente, o che hanno a che fare con la morte. È un’autodifesa, lo stesso processo mentale che permette a dei soldati in guerra di continuarla, a un serial killer di proseguire la sua attività lucrativa criminale ma anche ad un chirurgo di operare i suoi pazienti. Lo dimostra il fatto che, molto spesso, gli stessi bulli, in età adulta abbiano completamente rimosso le azioni del passato. Soprattutto se queste non hanno sorpassato certi limiti.

I bulli non sono dei mostri

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Nell’immaginario comune il prototipo di bullo si suddivide in due macrocategorie: il casinista dell’ultimo banco (quello che i professori s’aspettano di rivedere in tribunale fra una decina d’anni) e il gregario (ragazzo fortemente insicuro che cerca di compiacere il bullo dell’ultimo banco imitandone le azioni). Il secondo imita il primo, il primo è un soggetto che sta male e lo dimostra. Al primo non viene neanche più detto di studiare, al secondo viene piuttosto detto di cambiare giro d’amici (quante volte, a proposito di un bullo minore, vien detto: “Tal dei tali lo influenza e ciò si ripercuote sul suo rendimento”). Il bullo è un ribelle, uno che durante l’infanzia ha costruito la sua autostima basandosi sulla primordiale legge del più forte, e poi, da più grande, ha attuato gli insegnamenti colti prima.

I bulli sono spesso soggetti sfiancanti, sempre pronti a sfidare. I professori si trovano scoraggiati ed inermi di fronte ad atteggiamenti tanto aggressivi. Il bullo viene allora punito, e poi, di nuovo ignorato. Il ragazzo non ha modo (un’altra volta) di affermarsi se non tramite le stesse azioni: brutte ma che almeno riscuotono successo fra i propri coetanei.

…ma in fin dei conti i bulli sono giovani esseri umani, non dei mostri. Sono ragazzi che hanno un passato, magari non facile, e che si sono sempre appoggiati su se stessi. Senza fornir loro delle alternative, e continuando ad oliare il vecchio ingranaggio (per cui ad azione corrisponde punizione e poi finisce lì), non si può pretendere che cambi qualcosa.

È giusto punire chi compie certe azioni ed è un bene che le scuole abbiano iniziato a porre attenzione anche a ciò che avviene al di fuori, in questa realtà virtuale in cui siamo tutti completamente immersi (ma gli adolescenti un po’ di più). Oltre ad inibire certi atteggiamenti ne andrebbero incoraggiati altri. Forse il bullo, oltre ad essere un ragazzo disastrato, è bravo a disegnare, magari avrebbe sempre desiderato imparare a suonare la chitarra o magari no. Non che sia facile, e i professori non possono avere il tempo di ricoprire il ruolo di tutore per qualunque alunno problematico capiterà di trovarsi in classe.

Sicuramente in un mondo ideale anche il bulli meriterebbero qualcuno che dia loro l’occasione di tentare. Qulacuno che fornisca esempi positivi, con la stessa costanza e tenacia con la quale essi si ostinano a ricadere in quelli negativi.