Cyberbullismo e adolescenti: tre film a tema

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Cyberbullismo

Il bullismo, è un problema che qualsiasi generazione, soprattutto in età adolescenziale, ha conosciuto. Il populismo su quanto diversi fossero i tempi, sulla radicata violenza di una o l’altra generazione, lascia il tempo che trova… la verità è che l’essere umano, in gruppo, sovente tende a dimenticare la propria umanità.

Il Cyberbullismo invece è una tematica strettamente nuova, e legata alle nuove generazioni, i cui risvolti sono altrettanto inquietanti che quelli del bullismo fisico.

“Si può definire cyberbullismo l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone. Tutto questo può avvenire utilizzando diverse modalità offerte dai nuovi media [Azzurro.it]

L’idea che tutta la scuola possieda una fotografia imbarazzante di qualcuno, che il proprio profilo facebook sia inondato d’insulti d’ogni sorta, la velocità di diffusione oltre che l’ampio spettro di visibilità permesso dai social network, oltre che umiliante lede uno dei diritti più importanti dell’essere umano: la privacy.

Le vittime di cyberbullismo non hanno tregua, perché i loro aguzzini li perseguitano virtualmente, ingigantendo il loro potere e lasciando alla vittima la sensazione che la tortura non abbia mai fine e che loro siano, letteralmente, perseguitati.  Non vi è più un luogo delimitato in cui avvengono gli abusi ( la scuola, l’autobus, il parco), possono accadere sempre, in qualsiasi istante.

Allo stesso tempo i bulli sottovalutano i loro gesti, poiché, appunto, soltanto virtuali. Esprimere la volontà d’ammazzare un proprio compagno di classe, secondo la morale comune, è cosa ben diversa dal tentato omicidio. E, sempre nel contempo, i bulli aumentano a dismisura, perché per insultare qualcuno faccia-faccia ci vuole assai più coraggio che per denigrarlo protetti da uno schermo. Infine, il gruppo fa il resto, a volte anche la paura. E per non correre il rischio d’essere  le vittime si diventa meschini.

Non so se possa essere definito cyberbullismo, ma certo è che l’astio e il livore espressi tramite tastiera, un po’ ovunque nel web, e per qualsiasi cosa, ne sono assai vicini. Insulti stereotipati per esprimere il proprio dissenso (che si parli di prodotti di bellezza o di politica, poco importa) sono oramai all’ordine del giorno.

Ed è solo uno fra gli esempi utili a dimostrare che la mancata distinzione fra virtuale e reale non è soltanto un problema dei più giovani (i quali, invece, stanno soltanto reagendo alla società nella quale sono immersi con i mezzi che hanno a disposizione, con le conoscenze che acquisite fino a quel momento).

 

Tre film sul Cyberbullismo dedicati agli adolescenti

Cyberbully

  1. Cyberbully – Pettegolezzi online (prodotto da ABC Family), e nonostante la tematica affrontata sia importante non si tratta certo di una grande pellicola. La sua stessa concezione, un po’ troppo enfatizzata secondo tutti i punti di vista (dalla caratterizzazione dei personaggi alle stesse riprese, passando per dei dialoghi un po’ banalotti a risoluzioni improvvise di problemi piuttosto seri), non evade dallo classico schema di: stabilità – complicazione – conclusione (positiva). Probabilmente un po’ “troppo tutto” affinché ci si possa davvero identificare nei protagonisti, ma è comunque un bene che da questo canale sia uscito un flim adolescenziale divulgativo che, in un qualche modo, possa anche essere utile .Ketchup effetc- effetti pericolosi
  2. Il film svedese Hip Hip Hora! (The Ketchup Effect), tradotto in italiano semplicemente come: “Effetti Pericolosi”, è in questo senso, un film sicuramente molto migliore ed egualmente d’impatto. Essendo stato realizzato nei primi anni 2000, nella storia non sono centrali i social network, bensì i cellulari.  La trama è semplice e lineare: ad una festa una ragazza si ubriaca al punto di non capir più nulla, sdraiata a terra priva di sensi, diventa vittima di uno scherzo di pessimo gusto. I suoi compagni di classe le fanno assumere pose umilianti, per poi scattarle delle fotografie da condividere con tutta la scuola. La ragazza vivrà momenti terribili che la porteranno a tentare il suicidio (fallendo). Anche in questo film i dialoghi non sono sempre brillantissimi, ma tutto ciò che accade è piuttosto verosimile. Inoltre,  la pulizia delle immagini e l’attenzione alla fotografia tipica del cinema svedese, lo rendono ancor più gradevole.

    Disconnect

  3. Disconnect (2012) di Henry Alex Rubin, è forse, fra i tre, il film più centrato sull’argomento ed anche il più originale. Internet, e la dipendenza dalla rete, sono davvero il fil rouge della storia, o meglio, delle storie. Tre per l’essatezza: quella di un ragazzino vittima di cyberbullismo, quella di una famiglia truffata, e quella di un cam-boy (scoperto da una giornalista intenta a fare una ricerca sulla pedopornografia nel web). Le tre differenti trame s’intrecciano efficaciemente fra loro, in un climax ascendente di drammaticità. Il ritmo incalzante permette allo spettatore di non annoiarsi, e d’immedesimarsi con onguno dei protagonisti. Peccato per un finale un po’ forzato, in cui il regista ha più volte rischiato l’eccesso (e un rallenty protratto per un tempo improponibile), perché altrimenti sarebbe a tutti gli effetti un ottimo film.