Ciro e il brutale omicidio di Vincenzo: sessismo, horror e prima sposa trans italiana

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E’ ormai passato un mese dal brutale omicidio di Vincenzo Ruggiero, operato da Ciro Guarente, ispirato dal film horror di Marcus Nispel, Non aprite quella porta. Quello di Vincenzo è stato uno dei più atroci che l’Italia ricordi.

Aveva 25 anni Vincenzo, il ragazzo trovato fatto a pezzi e cosparso di acido nel casertano. Secondo le ricostruzioni e l’autopsia, il corpo del giovane sarebbe stato tagliato a metà: Ciro Guarente, l’assassino, avrebbe inizialmente ucciso il ragazzo con due colpi di pistola, poi l’opera è stata completata successivamente. Il tronco è stato tagliato con una motosega, all’altezza dell’ombelico. Poi, decapitato, e chissà dove sono stati nascosti braccio sinistro e testa. I suoi resti sono stati ritrovati in una vasca, coperti da rifiuti, abiti e mattonelle; in più ragni e topi avevano costruito una tana. Ciro voleva farla franca perchè facendo sparire il corpo avrebbe potuto ‘inventare’ la dinamica di un omicidio preterintenzionale con relativo sconto di pena. Al centro della storia c’è lei, Heven Grimaldi, trans polacca fidanzata di Ciro ormai dal 2010 ma che nel suo appartamento, da circa tre mesi, aveva ospitato Vincenzo. Cosa che a Guarente faceva saltare i nervi. “Mi dà fastidio vederlo qui, deve andar via da casa”.

 

 

 

 

 

 

Vincenzo aveva litigato con il fratello e non poteva rientrare a Parete, così, in attesa di una sistemazione definitiva prima di lasciare l’appartamento di Via Boccaccio, lavorava come commesso del negozio Carpisa. Dall’altra parte c’era Heven, che su alcuni siti internet compariva come escort sotto il nome di Eva Petrova, era la fiamma di Ciro, sui siti noto come Lino. Guarente vedeva in Vincenzo il rivale in amore, per questo ha pianificato la morte del suo concorrente. Il movente? Gelosia. Non a caso l’ex marinaio aveva affittato il garage di via Scarpetta a Ponticello, quartiere in cui è cresciuto, luogo in cui si sarebbe disfatto del corpo di Vincenzo, approfittando dell’assenza di Heven, a Bari per lavoro. L’assassino avrebbe anche mentito alla polizia, raccontando di aver disperso il cadavere nel mare di Licola. Tramortito e poi ucciso brutalmente. Ciro è stato incastrato dagli inquirenti grazie alla registrazione di una telecamera di sorveglianza, posta di fronte al luogo dell’omicidio.

“Come si fa ad essere così crudeli, ma che male gli ha fatto? Lui non meritava questa fine. Non la meritava. Io non ci credo, rifiuto di crederci. Non può essere, neanche le bestie. È cattiveria allo stato puro, questa è solo cattiveria”, queste le parole disperate della mamma di Vincenzo ai microfoni de La Stampa.

Poi, l’incredibile racconto di Alessia Cinquegrana, prima sposa trans in Italia in abito bianco, che aveva invitato Ciro per la cerimonia religiosa: “L’assassino ha partecipato al mio matrimonio. Era il 13 luglio, io e mio marito Michele eravamo emozionatissimi. Ciro si è comportato normalmente, era sorridente, cantava, ballava. E già aveva massacrato Vincenzo. Se avessi anche lontanamente sospettato che Ciro era un assassino non gli avrei certo permesso di partecipare alla giornata in cui ho coronato il sogno della mia vita. Io l’abito bianco lo aspettavo da bambina. Vincenzo era un ragazzo dolcissimo, umile. Dio lo accoglierà tra le sue braccia. Io l’ho incontrato tre o quattro volte, ma vedevo che lui era capace di farsi voler bene da tutti”, da tutti meno che Ciro.

Shoccante invece la testimonianza di un amico che non ha voluto essere citato: “Aveva avuto altre discussioni con quel Ciro. Quello era geloso, aveva conosciuto Heven quando era ancora minorenne e non aveva avuto l’intervento. Ne era follemente geloso e non gli andava giù che lei avesse accolto Vincenzo a casa sua”.

Prima di Vincenzo, negli ultimi mesi, c’erano stati altri casi di omicidi gay. Il 10 giugno scorso, legato e avvolto in una coperta, è stato ritrovato morto un giovane transessuale, conosciuto con il nome di Simo. Passano sei giorni e fanno scalpore tra i casi di cronaca altri due omicidi: quello di Alex, 23enne polacco, scomparso da 17 giorni dopo la fine della relazione con il compagno. Quella di Luigi Celentano è ancora più misteriosa: scompare il 2 febbraio sulla costiera sorrentina un diciottenne che non ha più lasciato sue tracce. Vicende che, come lo strano caso della coppia omosessuale respinta dal proprietario di un appartamento che i due volevano affittare per una vacanza, hanno fatto scattare l’allarme nella comunità gay. Negli ultimi giorni è stato, inoltre, denunciato un’altro episodio alla polizia: Simone Manfrellotti, militante Arcigay Napoli, è stato seguito e offeso da urla come “questo ne è un’altro”. Fortunatamente Simone è riuscito a fuggire e l’Arcigay definisce questo nuovo clima come una ‘nuova omofobia‘. Una parola che, accostata al razzismo e traffico di migranti, costituiscono, di fatto, la parte malata del nostro Paese. Nonostante tutto la storia di Vincenzo è un’altra casa. Una storia di amore, gelosia, passione violenza e morte con caratteristiche che non dipendono dai gusti sessuali.