Abbattiamo i muri fermando la musica

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Durante il Lowlands Festival tenutosi pochi giorni fa in Olanda, il leader del gruppo metal Architects ha interrotto il concerto perché disgustato da una scena che, chi è solito andare a spettacoli live, purtroppo ha visto almeno una volta: l’atmosfera è promiscua, lo spazio è ristretto, quindi qualcuno di sesso maschile si sente autorizzato a toccare qualcuno del sesso opposto. Sam Carter (il cantante della band), interrompendo la musica, ha distrutto un muro che forse mai nessuno aveva osato abbattere, perché è troppo facile fare finta di nulla, è troppo più semplice pensare “Vabbè, è solo una toccatina, che sarà mai, non la sta violentando” e andare avanti, facendo finta di niente. Anche perché sarebbe scomodo, restando in questa forma mentis, dover interrompere uno spettacolo (concerto o festa che sia) ad ogni “palpatina”: si rischierebbe di far finire subito il divertimento. E perché non dovrebbe essere così?

Cos’è il divertimento? Fingere che tutti stiano bene, quando qualcuno, invece, è in difficoltà e il resto dei partecipanti sembra cieco a queste ingiustizie? Una festa, che sia un concerto metal o un dj in una discoteca in spiaggia, è tale se i partecipanti stanno bene e si divertono. E se anche una sola persona viene violata perché “tanto eravamo tutti attaccati, non saprà nemmeno chi è stato” il divertimento cessa di esistere. Che Guevara disse: “Nessuno potrà definirsi libero se anche un solo uomo sarà in catene”, io oggi penso: nessuna donna potrà sentirsi libera quanto un uomo se anche una sola ragazza viene toccata ad una festa con la scusa che c’è un’atmosfera allegra.

Perché una molestia sessuale deve essere ridimensionata solo perché la maggior parte delle persone, in quell’ambiente, si sta divertendo? Perché lo stesso gesto è condannato in altri luoghi, in altri contesti, e qui è accettato, se non addirittura visto con simpatia, ed emulato?

Il gesto di Sam Carter è stato rivoluzionario perché “rivoluzione” significa letteralmente rivolgimento, deriva dal verbo “revolvere”, rovesciare. Sam Carter, fermando la musica, ha rovesciato il sistema in cui era accettato in silenzio (se non addirittura con un sorriso da parte di alcuni) che, nelle situazioni promiscue, i ragazzi potessero toccare le ragazze.

Non so se dopo questo intervento alcuni maschi (chiamarli “uomini” sarebbe troppo) penseranno due volte prima di compiere un gesto così animale (che, purtroppo, non credo preveda una lunga riflessione prima), ma, sicuramente, gli Architects hanno fatto luce, per primi, su un argomento mai toccato finora, eppure sempre visto coi propri occhi, o sentito sulla propria pelle. La rivoluzione inizia dalla parola. E le parole di Sam Carter hanno contribuito a rompere un muro che spesso sottovalutiamo.

Alagia Scardigli.