Disinformazione e bufale: imparare a distinguere

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Disinformazione e bufale

Fare disinformazione consapevolmente, cioè manipolare deliberatamente le informazioni a proprio piacimento (al fin di far credere alla massa una o l’altra cosa), è una prassi attuata un po’ da qualsiasi regime esistito nella storia dell’umanità. Le malelingue sarebbero quasi tentate di far risalire il tutto agli albori d’ogni conflitto mondiale, circa alla stesura dei Testi Sacri delle religioni monoteiste.

diinformazióne s. f. [comp. di dis-1 e informazione]. – 1. Diffusione intenzionale di notizie o informazioni inesatte o distorte allo scopo di influenzare le azioni e le scelte di qualcuno (per es., dei proprî avversarî politici, dei proprî nemici in un conflitto bellico, e sim.). 2. Mancanza o scarsità d’informazioni attendibili su un determinato argomento, e spec. su fatti e avvenimenti sui quali si dovrebbe essere informati. [Treccani, dizionario online]

Oggi, nel campo della disinformazione s’aggiunge tutta quella che, invece, potrebbe essere più semplicemente chiamata: “cattiva informazione”. Essa spazia da bufale palesi spacciate per notizie reali (magari nate a scopo ironico, poi male interpretate), ad un’informazione parziale e raffazzonata fatta dagli stessi esperti del settore. Persino le testate più affidabili, nel tempo, si sono rese protagoniste di qualche strafalcione da dilettanti. Questo potpourri  ha gradualmente creato un sentimento di sfiducia globalizzato nei confronti dei media, che ha spinto la gente a non accontentarsi e ricercare, e fare, informazione per conto proprio.

E, di nuovo, internet è sicuramente stato fondamentale: prezioso da un lato, pericoloso dall’altro. Perché, insomma, che io decida di costruire casa mia da me, con le mie stesse mani, è un fatto bellissimo ed è giusto che io abbia la possibilità di farlo. Se però non dovessi avere nessuna idea di come costruirne le fondamenta, e lo facessi a caso, probabilmente, ad un certo punto, casa mia crollerà.

Il giornalismo non è diverso. Parlare di cronaca e di attualità, e farlo bene, è difficile.

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PROTEGGERSI DALLA DISINFORMAZIONE

Nella maggior parte dei casi è evidente anche la buona fede di chi la disinformazione la fa, credendo di star contro informando.

controinformazióne s. f. [comp. di contro– e informazione]. – Espressione polemica del linguaggio politico, con cui viene indicata una informazione che, da parte di particolari gruppi o anche organi di stampa, viene contrapposta a quella, ritenuta non obiettiva o tendenziosa o comunque unilaterale, data dagli organi di governo, dalla stampa o dai siti web ufficiali, dalla radiotelevisione, ecc., soprattutto in relazione a determinati fatti, fenomeni o situazioni di particolare rilievo politico o sociale.[Treccani online]

Sebbene l’utopia globale sia quella di voler sapere la verità e dirla, riuscirsi è impresa dura. Proteggersi dalle bufale è importante, non contribuire a diffonderle ancora di più.

In un articolo per First Draft, Claire Wardle riassume la disinformazione tramite questi due schemi (corredati da esempi), e stilando una sorta di guida per salvaguardarsi da questo fenomeno.

 

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Per chi non dovesse capire l’inglese, l’articolo è stato ripreso (e tradotto) anche da Valigia Blu.

Ciò che ne risulta sono quelle direttive di base che le persone assennate seguono già, mentre chi ha la condivisione facile, probabilmente, mai farà. Restano tuttavia dei buoni consigli: essere consapevoli di motivazioni e modalità per cui una notizia viene creata (e condivisa); saper valutare, anche a livello grammaticale, quanto si legge; distinguere quando una notizia è atta solo a “scioccare”, senza apportare vere informazioni al lettore. In due parole: avere senso critico.