La spirale d’odio: l’attentato di Manchester e conseguenze

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l'attentato di Manchester

L’attentato di Manchester avvenuto lo scorso lunedì ha colpito tutti, alle nostre latitudini, con ancor più veemenza degli altri.

Un criminale si è fatto esplodere all’uscite del concerto di Ariana Grande. Ariana Grande è una cantante amata soprattutto dai teenagers, e Manchester non è una città conosciuta per avere un tasso d’immigrazione particolarmente elevato.

l’attentato di Manchester e il forte impatto emotivo

Non è la prima volta che il Regno Unito subisce un attentato ma è la prima volta in questo contesto storico (cioè da quando gli attentati hanno cominciato ad avvenire persino in Europa – e non per conflitti interni al paese/regione). E non è nemmeno la prima volta che le vittime di un attentatatore sono dei ragazzini, è però la prima volta che ciò avviene in Europa.

Il Regno Unito ha, in seguito a questo tragico evento, cambiato lo stato d’allerta, inoltre ha palesato il timore che l’attentato di Manchester possa essere solo il primo di una lunga serie.

Principalmente per queste ragioni l’attentato di Manchester, nonostante avesse un numero di vittime comunque esiguo, è risultato più violento degli altri.

…Che si colpiscano i civili in un momento di relax (come può essere un concerto) fa incazzare, se i civili non hanno ancora compiuto la maggiore età fa proprio perdere la testa. L’attentato di Manchester ha fatto perdere la testa a molti(ssimi) ed in seguito a questo, sempre a Manchester, è stata bruciata la porta di una moschea. Le notizie su morti o gravi feriti provocati da personaggi fortemente razzisti sono sempre più frequenti (vedasi il caso Portland) si vive in un clima teso, colmo di negatività e timore degli altri.

La spirale d’odio che il terrorismo porta seco, che già s’era innescata con la strage avvenuta nella redazione di Charlie Hebdo, ha, da dopo Manchester, triplicato la sua velocità sancendo sempre più la divisone fra queste due entità percepite: noi e loro.

Noi, gli occidentali, quelli che rischiano di morire ingiustamente. Loro, i musulmani, quelli che ci fanno morire ingiustamente.

Noi, loro e gli attentati

l'attentato di Manchester

Il problema sembra diventato l’esistenza stessa dell’Islam. Non della religione in quanto concetto (dunque tutte, anche il cattolicesimo) ma solo della loro. Quasi avessimo perso la consapevolezza che quella della religione sia una mera scusa per giustificare le morti. Noi, gli occidentali, viviamo , per lo più, in stati laici, la scusa è diventata “esportare la democrazia”. Da loro, quellicattivi, è rimasta la religione. Sempre una scusa rimane. E pur sempre si tratta di una lotta egemonica per il potere che, non possiamo negarlo, nell’epoca moderna è stato detenuto dall’occidente.

Ci siamo un po’dimenticati dei talebani, del fatto che la guerra in Afghanistan duri da una decade,  che Boko Haram sia uno dei più truci sterminatori che la contemporaneità abbia visto. In breve, del fatto che il fondamentalismo islamico esista da tempo ed induca, sempre da tempo, altri “loro” a scappare. Che anche loro rischiano di morire ingiustamente, e molto più di noi.

Al momento ci colpisce quanto avviene in Siria perché abbiamo idea che i nostri problemi (gli attentati in Europa e la conseguente sensazione che la guerra ci stia raggiungendo) risalgano da lì. Dal conflitto siriano, dove il dualismo percepito non consiste nel: “noi” e “loro” ma piuttosto nel: “bravi” o “cattivi”.

Si è già parlato della dicotomia tra bene e male, e anche della perdità di umanità dell’umanità intera verso la quale sembra si stia andando. Non voglio riflettere ulteriormente sul perché la paura c’induca a chiuderci anziché far fronte comune (che a rigor di logica, sarebbe anche una mossa più fruttuosa e semplice); ma del fatto che, dividendoci fra noi e loro, alimentando il meccanismo della spirale dell’odio, aiutiamo la causa. Non la nostra, la loro. La loro-loro. Quella dei fondamentalisti.

Essi compiono stragi e noi proviamo rabbia e frustrazione. La frustrazione porta al desiderio di vendetta, e, siccome i veri carnefici sono irrangiugibili, questa viene attuata contro chiunque ricordi, anche solo vagamente, un terrorista islamico. Cioè chiunque ne professi lo stesso credo.

Non si ha l’impressione che gli Stati abbiano la situazione sotto controllo e nemmeno una soluzione. La soluzione ultima diventa epurativa: non ci sarebbero fondamentalisti islamici se la loro religione non esistesse, dunque, tolto l’Islam per intero, non esisterebbero nemmeno attentati in Europa.

È un meccanismo irrazionale abbastanza comune, e, in parte, anche comprensibile. Se ho paura del buio posso scegliere di dormire per sempre avendo una lampadina accesa al mio fianco, oppure di risolvere i miei problemi con l’oscurità. Non è così raro venga scelta la prima soluzione. Certo, applicato ad un’intera etnia, o ad una religione. fa rabbrividere ma siamo tutti consapevoli che è quanto sia già avvenuto in passato.

L’unico modo per fermare una faida è smettere di vendicarsi e fermare il vortice senza più vedere il mondo secondo divisioni così nette e futili.

Io, poi, non ho voglia di credere che ci sia un noi e che ci sia un loro. E sinceramente, credo che assomiglierei a molto pochi “noi”, e probabilmente non me ne piacerebbero la maggior parte, per cui faticherei ad identificarmi nella parte che mi è stata assegnata. Per ora preferisco continuare a vedere, piuttosto, tanti “io”.